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diari

Isabella

Venezia

30/12/2017|  venezia
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Italiano

Dovevo scrivere un nuovo capitolo della vita di Maria Teresa e della sua famigerata famiglia solo che i ricordi di Venezia, Isabella e le sue parole sono ancora fresche e distolgono la mente da più allegri intenti. Non che la storia di Maria Teresa fosse molto più allegra. 

Avrei voluto passare il Natale a casa ma Isabella mi ha voluto accanto a lei, a Venezia e se c’è una persona in questo mondo alla quale non potrei mai dire no, questa persona è lei.  Era arrivata in Laguna due giorni prima con soldi appreso e le idee molto chiare dicendo che mi aspettava per farmi vedere un piccolo appartamentino in vendita nelle vicinanze del Fondaco dei Tedeschi perché aveva in mente di acquistarlo. Sono arrivata alla Vigilia e andammo subito a vedere l’appartamento; era piccolo benché molto carino, con vista su un canaletto con acqua incredibilmente cristallina sulla quale, di tanto in tanto, piccole barche e gondole passavano adagio. “Come nel mio sogno” disse quando mi avvicinai alla finestra e guardai di sotto. Sapevo che questo sogno la stava torturando da tempo: lei che guardava da una finestra il suo corpo senza vita in un vestito di Gianni Versace galleggiare sull’acqua verde e calma.

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Maria Teresa

Bastardi

24/10/2017|  Versilia
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Italiano

Qualcuno usa ancora la parola bastardi…

Venerdì pomeriggio è arrivata con la Frecciabianca da Roma, non avendo trovato biglietto sul volo Roma-Pisa della sera. Io aspettavo da dieci minuti e fremevo quando il treno si è fermato alla stazione e Maria Teresa è scesa con una valigetta di pelle e una piccola borsa in cui teneva il necessaire di ogni donna e poco più. Era tirata in viso, molto magra rispetto a come me la ricordavo in estate e le sue mani, per quanto dicesse che lavorava, mi facevano pensare a quelle di una bambola. “Sei dimagrita” le ho detto appena l’ho abbracciata. Lei si è tirata indietro e mi ha sorriso “Stai tranquilla, non c’è niente per cui preoccuparsi”. Io invece mi preoccupavo perché sapevo dei suoi problemi con il peso e del suo buio passato da bulimica.  Ha acceso una sigaretta, fumava di nuovo, e ha chiesto dove l’avrei portata immaginandosi che, come al solito quando veniva a trovarmi, avevo ancora delle cose da sbrigare in giro. Le chiesi com’era andato il viaggio a Roma. Mi raccontò che era partita da Palermo mercoledì, papà l’aveva mandata con delle precise commissioni da fare per conto suo. Loro avevano dei contatti nella capitale e Calogero si trovava in Marocco, quindi lei era l’unica che poteva muoversi e risolvere le faccende di famiglia in questo momento. Era preoccupata, almeno io l’ho vista cosi. Dopo due giorni passati tra uffici e noiosissimi incontri di lavoro in cui non ha fatto altro che riportare le parole di papà, ha preso il primo treno per Pisa con l’intenzione di fermarsi un paio di giorni da me prima di tornare a casa per la festa di compleanno che papà stava preparando per lei, come tutti gli anni. Maria Teresa era il suo cuore anche se lei diceva che in realtà non l’amava come amava Calogero. Papà amava tutti i suoi figli ma penso che per loro due nutriva quella debolezza che un padre nutre per i figli più piccoli. 
Venerdì è passato in un soffio. Siamo state in casa, abbiamo cucinato e le ho chiesto di queste voci che mi erano arrivate sul fatto che Calogero si facesse vedere in giro con la marocchina, “quindi era una cosa ufficiale” dissi io, e lei “ma guarda che a casa non l’ha mai portata, perché sa come la pensa papà, gioia. Quindi non so cosa vuoi che ti dica se l’ho vista di sfuggita, quelle volte quando lui passa da casa e allora la fa aspettare in macchina”. Mentiva, me lo sentivo. Sabato siamo uscite a cena e, come se non dovessimo festeggiare ma andare a un funerale, ci siamo vestite di nero; io in Francesco Scognamiglio, lei, con il top con penne di gallo che avevo comprato su Yoox qualche settimana fa che, pur non essendo Dolce & Gabbana, le è piaciuto molto. Siamo rientrate a notte fonda e rimaste sveglie fino a quando la luce dell’alba non ha cominciato a filtrare tra le fessure delle tapparelle bianche mentre la stanchezza si faceva sentire sempre di più. Domenica ci siamo alzate tardi e lei si è messa a preparare la valigia. Era pensierosa, la stavo aiutando a raccogliere le sue cose in giro per la casa quando mi ha detto “Sono incinta…. non sapevo se dirtelo o no….”; sono rimasta per una attimo scioccata e senza parole. Per quanto ne sapevo io, Maria Teresa non frequentava nessuno in particolare, da quando, l’anno scorso, aveva chiuso la storia con l’uomo che la chiamava Mimise. Più giovane di lei – non stava nelle sue abitudini frequentare uomini più giovani – e poco gentiluomo, questo si aveva racontato in giro che andava a trovare Maria Teresa a notte fonda e che lei lo aspettava in camicia da notte di seta e quando andava via, lei gli faceva trovare dei soldi sul comodino. Presto le parole arrivarono alle orecchie di Calogero. Pensando che la sorella potesse essere una facile preda per coraggiosi avventori in cerca di una sistemazione – lei per di più aveva una fortuna sulle spalle – una sera ha aspettato l’uomo sotto casa e ha risolto il problema per sempre, come dicono loro. Ora questo qua vive in Francia e non si sa bene di cosa si stia occupando, ma quando ritorna a casa, di Maria Teresa non parla più.

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Stellina aka Gioia

Stellina di giorno – Trasparenze

17/10/2017|  Paradiso
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Italiano

Le stelle non escono solo di notte.

Da qualche parte in questo universo infinito esiste una stellina che esce anche di giorno. Si veste con abiti chiari e trasparenti ed esce sul tardi, da sola, a volte stare insieme alle persone è peggio che stare da soli. Attraversa portici, percorre strade anguste e deserte, piazze affollate, va oltre le chiese, le cappelle, le fontane antiche e sparisce nella folla. Dietro, nessuna traccia dei suoi passi e nessuna persona che sappia dove va. Solo un vago profumo di limoni che persiste nell’aria per un minuto o due e poi, niente. Nulla che ricordi al mondo, imperturbabile, del suo improvviso passaggio.

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