I Diari di Stellina

Nullatenente

30/01/2018|  Sud Italia
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Italiano

Stellina è passata dal mare oggi e il mare si preparava per la tempesta.Tornando a casa si è messa a scrivere, alcune cose che riguardavano Calogero, il fratello di Maria Teresa. Questo è quello che ha scritto:

“Non lo conoscevo a fondo ma lo conoscevo abbastanza da ricordarmelo per sempre. In quelle volte che l’ho incontrato a casa loro o a Pisa, dove veniva a trovare la sorella, o quando andavamo con lei a trovarlo, sembrava un uomo tranquillo eppure le storie che lei racconta di lui mi mettevano una certa ansia addosso e sentivo che c’era qualcosa in lui che mi sfuggiva, aldilà dell’impalpabile prepotenza che, ho visto certe volte dominare sulla pacatezza. Mi chiedevo sopratutto com’era veramente quando si ritirava a parlare con papà nello studio e chiudeva la porta. Potrei ovviamente sbagliarmi ma secondo me, lui era fatto così…

Calogero era nato in Sicilia e come tutti i siciliani, amava la terra dov’era nato, tanto da credere – quello si vedeva dal modo in cui egli si poneva – e far credere agli altri che in effetti al centro del universo non fosse il sole o chissà quali altri pianeti strani ma la loro isola con la sua bella Palermo in coppa. Una mentalità radicata nella famiglia, come in gran parte del popolo siciliano e più generalmente nella gente del Sud, che fecero credere anche a me dal momento in cui si misero a raccontare della ricchezza e del grande sviluppo che aveva conosciuto l’isola ai tempi dei Borboni e di come, dopo, fu depredata e maltrattata dagli esponenti dello stato nascente. Un noto professore di archeologia di Pisa mi confermava che questa era una caratteristica tipica di chi nasceva su un isola, facendomi come esempio la mentalità dei sardi, anche loro molto convinti della loro posizione strategica nel nostro sistema solare.

Calogero amava il mare e amava fare quello che faceva: vendere il pesce. Viso duro e sguardo penetrante che incutteva paura se non lo si conosceva (a me faceva quest’effetto all’inizio), carattere temprato, parlava poco e lavorava tanto. Quando era a casa, in Sicilia, il suo orario non era scandito dalle lancette dell’orologio ma dal sorgere e tramontare del sole e della luna. Si svegliava tutte le mattine quando fuori era ancora buio pesto, dopo aver dormito due, tre ore in tutta la notte, si faceva la barba, velocemente una doccia ed usciva. A volte erano appena le quattro, a volte, le cinque, dipende da quanto tempo ci metteva per prendere il caffè e fare un programma approssimativo della giornata. Prima delle sei, era già al mercato del pesce, dove si metteva ad aspettare, insieme ad altri commercianti con i quali discettava delle ultime notizie riportate sul giornale appena uscito, i pescherecci. A Palermo succedevano sempe tante cose che potevano cambiare le loro vite. A quell’ora, solo loro, la rugiada che giaceva fresca sull’erba e le strade spoglie di vita. Appena si vedevano arrivare le prime barche, l’atmosfera si animava; Calogero si avvicinava al molo e cominciava a girare con le mani in tasca avanti e indietro, come se volesse capire da lontano se la giornata fosse buona o no, il piazzale si riempiva in pochi minuti di gente e il silenzio veniva interrotto da macchine e furgoni che si mettevano in moto. Lui si fermava con i pescatori e mentre parlava con loro, girava tra le casse, annusava, guardava, trattava, telefonava e alla fine comprava. Piaceva a Calogero guardare il pesce saltare nel ghiaccio sporco di sangue fino a quando non moriva sotto i suoi occhi circospetti, e l’odore nauseante di quella morte annunciata che lentamente calava sopra il porto e si mescolava con l’odore di gasolio bruciato. La mattinata finiva di solito quando il suo pesce arrivava in fabbrica e gli operai cominciavano a lavorarlo.

A volte pensavo che ecco, Calogero amasse i soldi, tuttavia secondo sua sorella, lui era nullatenente e, nella vita di tutti giorni, gli dava persino fastidio tenere dei soldi in tasca; ed era certo che non si alzava la mattina alle quattro per la smania di guadagnarli ma perché gli piaceva il bisnis. In realtà non era proprio nullatenente; la prima barca che aveva comprato quando era al liceo e un appartamento che papà deteneva in città erano intestate a lui. Non aveva nemmeno un portafoglio e a volte mi chiedevo come pagava quando andava in giro. Certo, mi sembrava tutto assai strano invece Maria Teresa mi rassicurava, dicendo che sembrava strana solo a chi, come me, non era nato lì; che invece si trattava di una cosa normale, anche sua papà era nullatenente mentre tutti i loro beni erano intestati a lei e a sua mamma. Cosa c’era da dire di più? Forse che, alla fine non erano i soldi che piacevano a Calogero; era il potere e comandare; questo si evinceva dal modo in cui lo ascoltavano in fabbrica e a casa, da come camminava per la strada, anche quando si trovava in un posto nuovo, con passi lenti e sicuri, guardando sempre in alto, mai in basso, come se dovesse combattere con interi eserciti di nemici millenari della sua Sicilia.

Si, Calogero amava la sua terra e il lavoro che faceva, amava i soldi e il potere, ma sono sicura che più di tutto, Calogero amava la sua famiglia. E tutto quello che faceva, lo faceva per loro. 

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Stellina is talking about Calogero 

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4 Comments

  • Reply LIzzy 30/01/2018 at 7:01 pm

    personaggio molto interessante!

  • Reply Little Fairy Fashion 31/01/2018 at 9:43 am

    Queste foto B&W sono pazzesche.
    Nuovo post “Cosa indossare a San Valentino.” ora su http://www.littlefairyfashion.com

  • Reply Little Fairy Fashion 02/02/2018 at 9:37 am

    Passo per un saluto e per augurarti buon weekend. Kiss
    Nuovo post “Ciak si gira! Monnalisa FW18 e un party speciale” ora su http://www.littlefairyfashion.com

  • Reply Dov'è l'amore - Calogero - mille storie noir by StellinaThe Italian Glam 20/05/2018 at 1:13 am

    […] read more about Calogero here […]

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