I Diari di Stellina

Mischinedda

12/03/2018|  FDM
mischinedda maria teresa mille storie noir by stellina

Italiano

“Non puoi spegnere il telefono e sparire nel nulla dalla sera alla mattina, Maria Teresa; la gente che ti vuole bene si preoccupa e se l’hai fatto perché lui non ti trovasse, ricordati che lui è sempre tuo padre; e sono sicura – anzi, ero sicurissima – che ti vuole bene e aspetta che ritorni sui tuoi passi”. In realtà non sapevo davvero se la decisione di Maria Teresa di non tornare più a casa e non avere più nessun tipo di rapporto con i suoi, fosse giusta o no.
Queste furono in sintesi le mie parole domenica scorsa mentre eravamo sedute, una accanto all’altra, a un tavolo del bar Principe, con vista sulla via principale del Forte, da dove guardavamo, con poco interesse, la gente che, dall’altra parte del vetro, passeggiava, da sola o con cani a guinzaglio, le macchine ferme allo stop, le vetrine colorate che richiamavano già la primavera. 

 

“Io non so cosa vuol dire avere un padre perché lui è sempre stato un padrone, gioia”. Quello che posso dirvi io è che Maria Teresa stava esagerando. Alla fine quel povero cristo non voleva altro che il bene della figlia – come aveva sempre fatto per tutti i figli – e l’unico suo peccato era forse quello di pensare che il bene avesse per lei il significato che aveva per lui. Solo che Maria Teresa, come papà stesso, era uno spirito troppo libero per tenere padroni e quando qualcuno, chiunque esso fosse, tentava di sopraffarla, lei si ribellava. L’ultima volta che l’aveva fatto era primavera e lei aveva in tasca un biglietto di solo andata per New York. Questa volta invece ha scelto una meta più vicina.
Allora la sciagura si era consumata i primi di febbraio. Maria Teresa era tornata da qualche giorno da Roma, la sua gravidanza andava avanti abbastanza bene e lei aveva approfittato per ritornare a lavorare in fabbrica anche se la madre che le stava molto vicino si era opposta. A papà erano arrivate delle buone notizie riguardo l’andamento della sua malattia e il cielo sembrava più sereno che mai. Tuoni e lampi cadono invece anche a ciel sereno. Così fu anche in questo caso.
Una sera di quelle Maria Teresa dovette andare al compleanno di una cugina, l’unica alla quale ci teneva tanto e con la quale si confidava, ma rientrò presto a casa perché non si sentiva molto bene. Diceva che sentiva dei dolori lancinanti nella parte bassa del ventre e uno strano senso di nausea. Si mise subito a letto non presentandosi nemmeno a tavola e questo preoccupò molto sua madre che mandò Calogero a controllare se la sorella non avesse bisogno di qualcosa. Non so se ve l’avevo già detto, Calogero abitava ultimamente in un appartamento in città ma passava quasi tutti i giorni dai suoi e a volte si fermava anche a cena, un po’ per verificare che i genitori stessero bene e un po’ perché si consigliava con papà sul lavoro che andava fatto in fabbrica. Quella sera, quando Calogero andò nella stanza di Maria Teresa e la trovò quasi svenuta in un bagno di sangue, chiamò allarmato la madre. Allora la donna che nella sua vita aveva visto tante cose, non si spaventò ma capì che la vita della figlia era in pericolo e che dovevano portarla in ospedale prima possibile.
Fu così che papà, sorpreso di sentire la sirena dell’ambulanza sotto casa e di vedere, a una cert’ora la sala da pranzo ancora vuota, venne a sapere che Maria Teresa era incinta e che forse stava perdendo il bambino, quindi che, mischinedda, doveva essere portata d’urgenza in ospedale e poi che il padre della creatura era un suo operaio, uno dei più fidati e che Calogero sapeva tutte cose, così come sapeva sua moglie e persino la donna di servizio. E tutti avevano taciuto e lui, come sempre, venne a sapere per ultimo.
Quella fu una notte agitata per tutti loro. Papà prese subito le decisioni che spettavano a lui come capo famiglia. Come prima cosa mandò via l’ambulanza perché Maria Teresa non poteva andare all’ospedale di Palermo. Troppi occhi indiscreti, troppa gente conosciuta si poteva incontrare nei suoi corridoi. Poi disse a Calogero di preparare la macchina, caricare la sorella sui sedili posteriori e portarla all’ospedale di Messina. Lui aveva una amico di fiducia là e nessuno li conosceva in città. E alla fine si promise di andare lui stesso l’indomani in azienda e licenziare quel figlio di buona madre che si era permesso di sporcare la reputazione di sua figlia. Nessuno si permise di contraddirlo o di fargli presente che le giovani donne di oggi erano molto più disinvolte di una volta e che la questione dei figli nati da relazioni licenziose non faceva più scandalo.
Dopo una settimana passata a Messina, Maria Teresa stava fisicamente bene e la prima cosa che fece quando la mandarono a casa, fu di salire sulla macchina di papà – una Mercedes GLE bianca – e scappare a Roma, dicendo che non sarebbe mai più tornata a casa, nemmeno se lui fosse morto. Ma, secondo me, già il fatto di aver scelto Roma, invece di una qualsiasi altra città piu lontana, era un segno che voleva in qualche modo rimanere vicino.
La guardavo sconvolta e nello stesso momento affascinata dalla sua storia mentre lei, con la punta delle ditta nascoste in guanti di pizzo nero, si asciugava piano piano le lacrime cariche di mascara e di incommensurabile dolore che scendevano come rivoli sulle guance. Era vestita di nero: giacca doppiopetto vintage che una volta era di sua madre, pantaloni alla caviglia, un nastro di velluto nei capelli e, per la prima volta da quando la conoscevo, teneva vicino una borsa di LV. Che strano. Tuttavia la cosa della quale mi meravigliai ancora di più fu un altra ossia che la terribile sciagura dalla quale era uscita letteralmente a pezzi, non aveva sciupato per niente la sua bellezza. Si, quei occhi neri erano stanchi, ma a guardare le forme aggraziate del viso – labbra carnose, il naso piccolo e poderoso, la fronte alta addobbata dalla chioma scura, l’unica cosa che mi passava per la testa era che volevo baciarla.
Ci alzammo per uscire e la vidi molto infelice. Allora le dissi: “andiamo a provare due vestiti”. Lei sorrise e non disse di no. Dice minuti dopo eravamo dentro la boutique di Dolce & Gabbana.

 

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the story of Maria Teresa and how she lost the baby

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to be continued

 

Mischinedda, era vestita tutta di nero…

chi è Maria Teresa?

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3 Comments

  • Reply Lizzy 12/03/2018 at 1:00 pm

    è bellissima Maria Teresa!

  • Reply Cedimenti - i diari di Stellina - diari personali e di modaThe Italian Glam 19/03/2018 at 1:19 am

    […] leggi la storia di Maria Teresa qui […]

  • Reply Il cavallo di Troia - le storie noir di Stellina e una collana di Dolce&GabbanaThe Italian Glam 18/04/2018 at 12:58 am

    […] non sai chi è Maria Teresa? leggi qui […]

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