Stellina aka Gioia

Lo stato delle cose

22/10/2019|  
lo stato delle cose

Lo stato delle cose alla fine di ottobre era più o meno questo.

Io mi ritrovavo di nuovo in Toscana, dove vivevo in una sorta di apnea soggettiva, in attesa di nuovi avvenimenti che avrebbero cambiato per sempre il corso della mia vita e, a catena, di altre persone intorno a me; solo il pensiero mi faceva tremare le gambe ma nonostante ciò, la domenica mi recavo con la più strenua perseveranza in chiesa a pregare che tutto avvenisse prima possibile, che all’accaduto nessuno soffrisse e che, se qualcuno dovesse soffrire, una macchina m’investisse prima di fare ritorno a casa.

Maria Teresa, dall’estate, quando si era riappacificata con papà si divideva tra Palermo e Roma, che le era entrata nel cuore e non poteva più abbandonare. Viveva un periodo sereno, contenta di fare la madre, la figlia, la sorella. Anche il rapporto con Domenico era molto migliorato dall’arrivo di Angelica, dalla quale non si separava mai e lui non si faceva mai mancare quando si trattava di aiutarla con la bambina. 

La vita di Calogero invece, nonostante il fermo assoluto e l’impossibilità effettiva di muoversi, proseguiva sempre frenetica e impetuosa. Egli si faceva passare le lunghe giornate leggendo tutti i quotidiani della Sicilia e i più importanti a livello nazionale, parlando con gli avvocati, mettendo a punto nuovi progetti di vita e scrivendo lunghe lettere in cui mi teneva al corrente con l’andamento delle cose, facendomi a volte meraviglia di quanta pazienza dimostrava. C’erano anche giornate buie, quando toccava il fondo del baratro, e allora mi scriveva delle missive brevi ed essenziali in cui si diceva convinto che non sarebbe uscito vivo da questa sua storia ma non si pentiva di niente perché non c’era niente di cui pentirsi. E io sentivo che li volevo sempre più bene, nonostante tutto, e cercavo di confortarlo. Una volta scritte, consegnava le lettere a Maria Teresa e lei si occupava di spedirle. In una di queste lettere scriveva che doveva comunicarmi un fatto molto importante, del cui accadimento si sentiva sollevato perché  “prima o poi sarebbe successo”. Non si sa come, Rosalia era venuta a scoprire che noi ci stavamo scrivendo. Aveva appreso la notizia assente e placida, come l’atto finale di un dramma che oramai non la toccava più. E mentre io combattevo con un grave senso di colpevolezza, Calogero scriveva “tu devi stare tranquilla perché non c’entri niente; lo so io e lo sa lei”.

E poi c’era papà che non passava giornata senza pensare ai suoi figli. E che non agisse in tal senso, smuovendo l’isola da una parte all’altra, se ce n’era di bisogno. 

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