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I Diari di Stellina

I Diari di Stellina

Il cavallo di Troia

18/04/2018|  
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Italiano

Il cavallo di Troia è in casa….

Da quando l’ho vista per la prima volta, ho sempre pensato che nel sangue di Maria Teresa scorresse tanto di tragedia greca e i fatti dimostrano che non mi sbagliavo. 

Qualche settimana dopo il suo viaggio in Toscana, uno strano giorno di lunedì in cui mi chiedevo quando sarebbe tornata di nuovo qui, ho trovato in un mobile in mansarda – uno di quelli che non apro mai in quanto pieno di cose che non uso più – una scatola di velluto nero abbastanza grande da incuriosirmi, la cui scritta dorata sopra mi trasmetteva niente altro che una voglia matta di aprirla. Ah, si, in quel momento, non desideravo altro… e per quanto distratta fossi, ero sicura di non aver mai comprato niente del genere. 

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Erika si, Erika no

12/04/2018|  via Alfredo Catalani
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Italiano

Erika si, Erika no, Erika si….

Sono così dipendente dalle mantelle ultimamente che mi chiedo se non sia il caso di andare a ricoverarmi in un centro di disintossicazione prima che sia troppo tardi.

La mantella di Erika Cavallini è stata una di quelle che ho indossato di più quest’inverno. Insieme a un paio di jeans e le scarpe di velluto perché non sopporto gli stivali. Inutile dire, ho avuto freddo.

English

Erika yes, Erika no, Erika yes…

I’m so capes-addicted lately that I might need to go to the rehab before it’s too late. The teddy-bear from Erika Cavallini was one those I wore most this winter, even if it ain’t cozy at all. With jeans and velvet shoes, cause I hate boots. Needless to say, I felt cold.

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Il tempo delle mimose

04/04/2018|  FDM
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Italiano

Mese di marzo, l’otto di marzo per la precisione e qui, dove mi trovo io, è di nuovo il tempo delle mimose nonostante l’inverno, lungo e poco clemente, che ha spazzato via l’illusione di una mite e redolente primavera, nonostante le nostre elucubrazioni. Cosa facevamo l’anno scorso di questi tempi? Costruivamo castelli di carte e, come adesso, aspettavamo che il primo soffio più forte di Eolo li radesse a terra. Tutto è cambiato dall’anno scorso a oggi, o forse sono solo io che sono cambiata, e la gente intorno, fantasmi che vagano alla luce del sole in cerca di qualcosa altrettanto etereo quanto le loro sagome indefinite. Maria Teresa è cambiata. Ora vive lontano da casa, un fase transitoria nella città eterna, divisa tra l’immenso amore e l’astio che la sua nobile anima nutre per gli uomini più importanti della sua vita. Non so più niente di Calogero da tanto, Maria Teresa ha detto, tra una confessione e l’altra, che non poteva dirmi più niente di lui e io negherò sempre tutto, semmai qualcuno me lo chiederà in faccia, ma la verità è che il pensiero, nel suo vagare, a volte ritorna lì… Isabella, vista di sfuggita a Pasqua è un problema irrisolto. 

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Cedimenti

19/03/2018|  
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Italiano

Oggi è la festa del papà. Mentre a Roma, la ritirata di Maria Teresa va avanti a oltranza, qui, in Toscana, due giorni fa ho scoperto i primi segni di cedimento sul viso. Non le solite rughe d’espressione sottili che – da quando l’ha detto Balzac, lo dicono tutti – fanno parte del fascino della donna a trent’anni e l’accompagnano durante le risate improvvise, rendendola più leggiadra delle muse dipinte con scioltezza dai pittori impressionisti, ma striduli segni del tempo che rigano il collo e la pelle liscia intorno agli occhi con i quali si va a letto e ci si alza l’indomani. Segni di vita vissuta che mi fanno pensare alla vecchia di Giorgione o alle donne di Van Gogh. D’altra parte qui nessuno è mai morto per amore, ma per vecchiaia o per piacere. Agli altri. 

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Mischinedda

12/03/2018|  FDM
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Italiano

“Non puoi spegnere il telefono e sparire nel nulla dalla sera alla mattina, Maria Teresa; la gente che ti vuole bene si preoccupa e se l’hai fatto perché lui non ti trovasse, ricordati che lui è sempre tuo padre; e sono sicura – anzi, ero sicurissima – che ti vuole bene e aspetta che ritorni sui tuoi passi”. In realtà non sapevo davvero se la decisione di Maria Teresa di non tornare più a casa e non avere più nessun tipo di rapporto con i suoi, fosse giusta o no.
Queste furono in sintesi le mie parole domenica scorsa mentre eravamo sedute, una accanto all’altra, a un tavolo del bar Principe, con vista sulla via principale del Forte, da dove guardavamo, con poco interesse, la gente che, dall’altra parte del vetro, passeggiava, da sola o con cani a guinzaglio, le macchine ferme allo stop, le vetrine colorate che richiamavano già la primavera. 

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