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I Diari di Stellina

Dov’è l’amore?

20/05/2018|  Sicily
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Italiano

Dov’è l’amore?
Molto tempo fa, quando io non conoscevo Calogero, egli si era innamorato di una ragazza del suo paese. Erano tutte due molto giovani e frequentavano la stessa scuola e lei era bellissima. Maria Teresa se la ricorda bene: aveva dei lunghissimi capelli neri, degli occhi neri che richiamavano l’amore e un corpo giunonico e sodo che lasciava in bocca agli uomini che le passavano davanti il gusto delle mele che stanno per maturare. E Calogero, come tanti altri compagni di scuola, s’invaghi di lei. Ma essendo un uomo a cui piacevano le donne che non s’impressionavano e che magari dicevano di no, le fece credere per un lungo periodo di tempo che non era lui l’innamorato bensì un suo amico per cui portava le ambasciate. Lei non era però una sprovveduta e accettò il corteggiamento, giocando con lui per mesi e aspettando con pazienza che succedesse quello che doveva succedere.
Quando lei si concesse per la prima volta, Calogero capì che aveva appena vinto il suo primo grande trofeo. In questo, Calogero non aveva preso da papa, per il quale le donne, soprattutto quelle che avevano portato dei figli in grembo, erano delle madonne dinanzi a cui prostrarsi. No, per lui le donne erano dei trofei che andavano conquistati, adornati ed esibiti e con questo non voglio dire niente di male. Calogero era fatto così. E le donne si sentivano attratte da lui perché le faceva sentire come delle regine nonostante non fosse un re. Una cosa che non tanti uomini sanno fare.
Successe così che i due giovanni, dopo che si dichiararono l’un con l’altro, si fecero zitti (come dicono loro) e passarono così forse i più begli anni della loro vita. Papà era contento perché conosceva la famiglia della ragazza e sapeva che erano persone serie e operose, e la famiglia della ragazza, dal’altra parte, non vedeva l’ora di vederla maritata.
L’ultimo anno di liceo fu un anno importante per il loro destino. Non avevano ancora preso nessuna decisione riguardo il loro destino ma Rosalia (che chiamerò così) stava preparando il corredo. La sera Calogero andava a prenderla, la caricava sulla sua nuova macchina che papà gli aveva regalato da poco e la portava a ballare nei posti più belli della città e poi, quando ritornavano a casa, si fermavano sul mare dove il sole di un nuovo giorno li coglieva facendo dei progetti. Dopo l’esame di maturità, lei scoprì di essere incinta, e per Calogero questa fu determinante; senti che il suo futuro stava prendendo forma e per lui questo significava che era arrivato il momento di staccarsi dai suoi e andare avanti per la sua strada. Disse a papà che voleva sposare Rosalia e fecero un grande matrimonio con più di cinquecento invitati come si usa ancora al Sud al quale qualcuno di voi, i lettori siciliani, avrà anche partecipato.
Si amavano molto, diceva Maria Teresa. Si vedeva da come, la domenica, quando venivano a pranzo dai genitori, si cercavano con lo sguardo, e si nascondevano nelle stanze chiuse della casa, e nei posti ombrosi del giardino e poi quando ritornavano insieme alla gente, lei aveva le labbra arrossate e i vestiti stropicciati.
In pochi anni Rosalia partorì tre figli, e al primo maschio gli venne datto il nome del nonno. Col passare degli anni, però, ella cambiò e, come tutte le donne che diventano madri, si allontanò dal marito. Dall’altra parte, Calogero, che, per lavoro viaggiava molto, quando tornava a casa, e si metteva vicino a lei le sembrava di avere accanto un estranea e si chiedeva dov’era quella donna che si era lasciata conquistare e che lo aveva assecondato in tutto fino a poco tempo fa. Poi i viaggi lunghi che lo tenevano lontano da casa, a volte per settimane, gli avevano fatto sentire di nuovo il gusto della caccia e della conquista mentre a casa le cose peggioravano sempre di più e senza un motivo preciso. Ma a lui, prendendo le parole di papà, che diceva che la famiglia era santa, andava bene così.
Così, Calogero si faceva vedere sempre meno a casa e giravano voci che aveva fatto degli strani incontri. Rosalia, tra gli impegni con i figli e l’azienda, dove andava soprattutto quando il marito mancava, trovava il tempo di andare alla messa. Proprio in quelle occasioni, cominciò a notare che tanta gente che non conoscev affatto la salutava e approfittando dell’occasione, mandava i saluti al marito. Quelle stranezze la inquietavano molto ma non volse pensare oltre.
Poi Calogero, venendo una sera a casa, informò Rosalia che doveva partire per Roma, dove si sarebbe dovuto trasferire per almeno due anni se non di più. Un po’ perché era un isolana e la vita nella capitale non la attraeva affatto, un po’ perché c’erano degli interessi in loco, un po’ per i figli che andavano a scuola, la donna non si senti di fare questo grande cambiamento nella sua vita e decise di far partire il marito da solo, anche se questo non avrebbe fatto altro che peggiorare le cose tra di loro. Calogero partì e per un lungo periodo di tempo non si videro.
La vita nella capitale fu un periodo buono per lui. Di giorno faceva i suoi affari e di notte usciva, insieme a vecchi amici di papà o da solo, e in questi casi, trovava sempre la compagnia giusta. I figli crescevano e venivano a trovarlo a Roma, lui si sentiva con Rosalia quasi tutti giorni ma parlavano sempre dell’azienda e di affari.
A casa, Rosalia non era però da sola e spesso le capitava di trovarsi con Maria Teresa e con sua madre alla porta. Da quando Calogero se ne andò, lei non passo più da casa dei suoceri e papà era molto preoccupato per il suo silenzio. L’accoglienza, diceva Maria Teresa era glaciale. Loro le chiedevano come stessero andando le cose e Rosalia rispondeva a mezza bocca che era tutto a posto. Se ne andavano presto con la promessa di far vedere i nipoti al nonno e ribadendo il loro aiuto nel caso lei avesse bisogno. Lei invece non aveva mai bisogno di niente.
L’atteggiamento di Rosalia nei confronti della cognata e della suocera nocque molto al rapporto tra lei e Calogero ma fu un altro fatto che spaccò definitivamente la coppia. Si stava avvicinando il momento del rientro definitivo di Calogero da Roma, Rosalia lo venne a trovare nella capitale due o tre volte, sempre nel tentativo di salvare quel che era rimasto di un amore che si ricordava con nostalgia, e, in uno di questi ultimi viaggi, lo informò che era incinta. Era incinta di due mesi ma sarebbe andata ad abortire perché non voleva avere un altro figlio da lui. Le parole della donna lo trafissero come un fulmine ma il viso rimase di pietra. Voleva solo andare insieme a lei al consultorio per sentirla dire quelle parole che aveva detto a lui, al medico, contando sul fatto che Rosalia che conosceva lui non avrebbe avuto il coraggio di andare fino in fondo.
Quella fu la fine del sogno di Calogero di diventare un patriarca come papà, oltre che la fine del suo matrimonio. Non si sono mai separati perché “a casa nostra non si fa” dice Maria Teresa ma lui, quando rientrò a Palermo, andò ad abitare in una casa che i suoi avevano dall’altra parte della città e diventò un pellegrino. In quel periodo io conobbi Maria Teresa mentre Rosalia andò avanti con la sua vita non come una donna separata ma semplicemente come una donna il cui uomo era andato in guerra, divisa tra i figli e le messe in chiesa.
Dov’è l’amore?
p.s. Dopo questa storia, Calogero non mi rivolgerà mai più la parola…

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I Diari di Stellina

Parole

12/05/2018|  Italy
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Italiano 

“Sei carina ma non sei Gioconda.” Le parole che mi dissero qualche giorno fa mentre stavo prendendo qualcosa che non era caffè a un bar del Forte. Me li feci scivolare addosso e continuai per la mia strada. Dall’altra parte nessuno è perfetto, nessuno è insostituibile, nessuno è al sicuro….

Uno di questi giorni vi racconterò di papà e del viaggio a Taormina. 

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“You look good but you’re not Mona Lisa…”. Somebody told me that a few days ago while I was drinking something that was not coffee at a bar in Forte dei Marmi. I let it roll right off my back and moved on. It’s ok, nobody’s perfect, nobody’s irreplaceable, nobody’s safe…

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I Diari di Stellina

Piazza San Lorenzo in Lucina

26/04/2018|  Roma
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Italiano

In piazza San Lorenzo in Lucina sono fioriti i ciliegi e Maria Teresa si prepara per fare il cambio di stagione nella sua vita e tra le poche cose posate nella valigia con la quale è arrivata qui due mesi fa. Sono a casa, dice e quella che per ora chiama casa è un piccolo appartamento in un vicolo vicino alla piazza, dove arriva solo il sole, la mattina presto, il postino, subito dopo il mezzogiorno suonato con malinconia dalle vecchie campane della chiesa, e verso il pomeriggio, qualche americano che ha il coraggio di uscire dai banali tour turistici preimpostati e avventurarsi nelle viscere della città. Una piccola palazzina a tre piani sulle cui mura si distinguono ancora i colori della pittura antica e gli affreschi sbiaditi dal tempo, con persiane in legno screpolato che proteggono dal sole e dall’invasione dei forestieri. A pianoterra, c’è un negozio di orologi da dove, la mattina, quando lei esce per fare la spesa, il commesso, un ragazzo sulla trentina con accento straniero l’aspetta per offrirle il caffè.

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I Diari di Stellina

Il cavallo di Troia

18/04/2018|  
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Italiano

Il cavallo di Troia è in casa….

Da quando l’ho vista per la prima volta, ho sempre pensato che nel sangue di Maria Teresa scorresse tanto di tragedia greca e i fatti dimostrano che non mi sbagliavo. 

Qualche settimana dopo il suo viaggio in Toscana, uno strano giorno di lunedì in cui mi chiedevo quando sarebbe tornata di nuovo qui, ho trovato in un mobile in mansarda – uno di quelli che non apro mai in quanto pieno di cose che non uso più – una scatola di velluto nero abbastanza grande da incuriosirmi, la cui scritta dorata sopra mi trasmetteva niente altro che una voglia matta di aprirla. Ah, si, in quel momento, non desideravo altro… e per quanto distratta fossi, ero sicura di non aver mai comprato niente del genere. 

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I Diari di Stellina

Erika si, Erika no

12/04/2018|  via Alfredo Catalani
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Italiano

Erika si, Erika no, Erika si….

Sono così dipendente dalle mantelle ultimamente che mi chiedo se non sia il caso di andare a ricoverarmi in un centro di disintossicazione prima che sia troppo tardi.

La mantella di Erika Cavallini è stata una di quelle che ho indossato di più quest’inverno. Insieme a un paio di jeans e le scarpe di velluto perché non sopporto gli stivali. Inutile dire, ho avuto freddo.

English

Erika yes, Erika no, Erika yes…

I’m so capes-addicted lately that I might need to go to the rehab before it’s too late. The teddy-bear from Erika Cavallini was one those I wore most this winter, even if it ain’t cozy at all. With jeans and velvet shoes, cause I hate boots. Needless to say, I felt cold.

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