Maria Teresa

Addio

19/11/2018|  
le storie di stellina

L’addio fu l’atto finale di un dramma annunciato e quella sera non dormii affatto. Domenico se ne andò sbattendo la porta, lasciandoci con l’eco dei suoi presagi che rimbombavano nella stanza come le campane di una chiesa sconsacrata e in uno stato d’ansia terribile; a me perché conoscevo Maria Teresa da poco, credo meno di un anno, poi non ero abituata a vedere, tantomeno partecipare alle tragedie familiari altrui; a Maria Teresa, perché non sapeva cosa aspettarsi dopo la lite furibonda con il fidanzato e tutte quelle parole che erano uscite dalla loro bocca, sbrindellando i cuori come dei proiettili d’acciaio e ferendo a morte l’uomo. Lei era ancora in piedi.

Di quei tempi io abitavo con Maria Teresa a Pisa. Era appena iniziato l’ultimo anno di università e tutto sembrava andasse come doveva andare. Sapevamo poche cose l’una dell’altra, quelle che ci eravamo dette nelle sere in cui ci trovavamo da sole a casa a studiare. Di lei sapevo che era fidanzata da tanti anni con un ragazzo di Palermo, che aveva studiato a Roma e che, per motivi personali, al terzo anno si era dovuta trasferire da Roma a Pisa. Sapevo che qualche anno fa le era morto un fratello e anche della storia che stava vivendo con un ex professore dell’Università, che andava a trovare regolarmente all’insaputa di tutti. Infatti diceva che quello doveva rimanere il nostro piccolo segreto perché “se lo venisse a sapere papà, mi ucciderebbe”. Poi, conoscendola meglio, capii che era solo un modo di dire, che lei faceva tante cose per cui suo padre avrebbe dovuto ucciderla eppure siamo ancora qui a parlare….

Era di sabato sera, novembre batteva alle porte portando freddo e pioggia. Io mi ero fermata a casa per studiare un tomo di cinquecento pagine e Maria Teresa era partita per Roma in mattinata. Stavo guardando dalla finestra le acque gialle dell’Arno scorrere lentamente verso la foce mentre da qualche parte della città una campana annunciava le sei quando sentii bussare alla porta. Un ragazzo di carnagione scura, vestito di nero con un accenno di barba e la voce melodiosa si presentò non appena aprii la porta. Fu così che conobbi Domenico, il fidanzato di Maria Teresa.  Mi chiese di lei e mentre mi guardava circospetto, io ero basita, senza voce e senza risposte da dare, non ne avevo nemmeno una pronta tuttavia cercai di abbozzare un sorriso e lo invitai dentro. Lo feci accomodare dicendogli che Maria Teresa non era a casa. M’inventai che era andata a studiare da un’amica a Firenze e che quindi sarebbe tornata nella mattinata di domenica e appena ebbi un momento libero, avvisai la ragazza. Lei non perse la calma, disse che in mattinata sarebbe rientrata a Pisa e di non preoccuparmi. 

Domenico però non aveva la faccia di un uomo convinto e nemmeno di un uomo sereno. No, lui esigeva delle risposte. Era salito perché lei non scendeva a Palermo da più di un mese e c’erano tante cose da decidere per il matrimonio che oramai era imminente. Il loro matrimonio, si…. Sentivo Maria Teresa smarrita quando parlava di quel matrimonio, diceva che il ragazzo le piaceva ma che s’immaginava l’amore in un altro modo e io, per la sua quiete, le rispondevo con delle cose alle quali non credevo affatto, che l’amore poteva anche venire col tempo, e che suo padre aveva sicuramente pensato al suo bene prima di tutte le altre cose.

Domenico si fermò con me tutta la sera e quando io mi congedai, lui rimase ad aspettarla, seduto sulla chaise-longue di pelle vicino alla finestra, sveglio fino al mattino. Dalla mia stanza lo sentivo ansimare nelle ore più buie della notte e scattare in piedi quando, di tanto in tanto sentiva il rumore deciso dei tacchi a spillo sul pianerottolo.

Maria Teresa rientrò domenica mattina alle undici in punto. Apri la porta con il sorriso sulle labbra e un vassoio di paste su cui si leggeva il nome di una nota pasticceria di Firenze in mano. Vestita di bianco, come le spose, andò prima al bagno per lavarsi le mani, poi entrò nella stanza e avanzò verso Domenico per salutarlo. Egli allora la salutò con freddezza e le chiese dov’era stata. Maria Teresa, prima di rispondere e ripetere esattamente quello che avevo detto io una sera prima, gli mise le mani in collo e si adagiò su di lui cercando di mitigare così la gelosia che si sentiva nella voce dell’uomo. Ma l’odore di quell’altro che si sprigionava dai capelli della ragazza lo stavano soffocandolo.  Cominciò a dare dei pugni alla parete, a gridare come se fosse impazzito e pensai che non sarebbe finita lì. Dopo un po’ si calmò e guardandola dritto negli occhi, le disse quello che pensava. Le parole caddero su di lei come dei macigni. Disse che era un menzognera e una puttana – e credetemi che, pronunciata in dialetto siciliano, questa parola faceva venire i brividi – che a Palermo sapevano tutti della storia che lei aveva con il suo professore di diritto penale e tante altre cose terribili. E’ ovvio che Maria Teresa non era né una bugiarda, né tanto meno una puttana ma le parole erano state scelte per avere un effetto destabilizzante su di lei. Per me Maria Teresa era soltanto una donna che si ribellava per la sua libertà. 

Lei dovette riconoscere che non era mai stata innamorata di lui e si difese dicendo che gli unici colpevoli per questa disgrazia erano i loro genitori. Venni così a sapere che Maria Teresa fu obbligata dal padre a cambiare ateneo, dopo che egli fu informato da Domenico delle avventure romane della figlia e aveva tentato, attraverso gli amici di Roma, un trasferimento di cattedra dell’amante. Ma l’avvocato era uno con le palle e non si è potuto fare niente per spostarlo. Tra l’altro aveva capito, quando si era trovato con papà allo studio che la questione era seria e che era forse in caso di chiudere la relazione con Maria Teresa. E solo perché l’aveva amata con fede, Domenico l’aveva perdonata e continuato a credere nella loro storia.

Certe sue parole me le ricordo come se le avesse sentite ieri. Le disse: “tua madre quando ti partorì non ti diede il cuore per amare ma il profumo dei fiori di campo per non farti dimenticare. Ora ti dico addio, vai, bussa ad altre porte, trovati altri uomini da ingannare, aspetta un altro ardore che per me sei morta”. La lasciava libera da ogni impegno ma le augurava di ricordarsi di lui nei giorni più bui della vita e di cercare quell’amore che aveva disprezzato con la stessa disperazione con la quale egli aveva cercato lei.

Quando non furono più parole, cadde il silenzio. Lui si mise il capotto sulle spalle e se ne andò. Lo guardammo insieme dalla finestra allontanarsi e sparire sotto i raggi abbaglianti del sole lungo l’Arno. La settimana dopo, tutti i preparativi per il matrimonio vennero cancellati e Maria Teresa fu richiamata da papà che l’aspettava urgentemente a Palermo. Non fu semplice andare avanti per i due ragazzi. Domenico si prese un anno sabbatico e partì per un lungo viaggio, lei invece visse per mesi con un certo senso di colpevolezza e pregando che Dio abbia cura di loro. E Dio credo che la ascoltò perché ad un anno da quel giorno, Domenico entrò a far parte della Compagnia di Gesù e Maria Teresa partì per New York. Quando le fecero sapere questa notizia, Maria Teresa capì tante cose di lui e provò per la prima volta una strana  sensazione di pentimento.

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addio Maria Teresa

costumi: Dolce Gabbana, Gucci, unsigned

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